Sbarca a Fermo l’unico rapper italiano e forse al mondo ad unire rap e letteratura: Murubutu

CAMPIGLIONE DI FERMO (FM) – Venerdì 1 dicembre all’Heartz Club (Contrada Campiglione 20) di Campiglione di Fermo si esibirà il rapper Murubutu, aka Alessio Mariani, a partire dalle 22:30. Al suo quarto album (“L’uomo che viaggiava nel vento”, uscito nell’ottobre 2016), il rapper è un caso unico italiano, e probabilmente mondiale, di mix tra letteratura e rap. Ed è probabilmente uno dei pochi rapper ad essere anche un professore di filosofia e storia. Jorge Amado, Verne, Sepulveda, Pavese, Zola si fondono nei rituali magici dei suoi pezzi. Sì, perché il suo nome Murubutu deriva dall’arabo nordafricano marabut o murabit, “marabutto“, uno sciamano o guida spirituale con poteri guaritori che applicava a mali fisici e sociali. Attraverso la scrittura, già operazione terapeutica di per sé, delle sue rime narra i più diversi racconti in cui è possibile specchiarsi, ritrovarsi, acquisire consapevolezza e per questo “guarire”, anche se la maggioranza di questi è priva di lieto fine.

Il rapper sarà accompagnato nella sua performance live dalla Kattiveria Crew (il Tenente, U.G.O., Yanez Muraca e Dj Caster), formata negli anni Novanta, e da DJ T-Robb. Porterà sul palco il suo ultimo concept album totalmente dedicato al vento, “L’uomo che viaggiava nel vento”. L’intro Anemos (“vento” in greco antico) è una sorta di richiamo allo spirito del vento o al dio Eolo, riportato soffiante sulla copertina formato classico della Mondadori, e ogni brano è a tema. Molte le collaborazioni con artisti noti e meno noti del panorama hip hop: Ghemon, Dargen D’Amico, Rancore, Dia e Amelivia.

L’onore dell’apertura della serata sarà lasciato a Kid Kontrasto aka Keso e Sputo Mc.

Come ti è saltato in mente di mischiare rap e letteratura?

Sono sempre stato appassionato di letteratura e faccio rap da quando avevo quindici anni, quindi ho pensato fosse naturale mettere insieme queste due passioni.

In che modo sei arrivato a costruire questa nuova forma?

All’inizio avevo un approccio più politico, poi ho sviluppato una formula mia. Ho cominciato a dare luogo a ciò che ho definito “rap didattico” nel 2006 e poi sono passato ad un impianto narrativo più solido, quello del rap narrativo (letteraturae).

I tuoi alunni sanno della tua ‘seconda professione’? Ti ispirano anche nella creazione di testi?

Nell’epoca dei social è impossibile tenerlo nascosto. Gli alunni sono curiosi all’inizio ma questo non diminuisce il loro rispetto nei miei confronti, visto che sono un insegnante molto tradizionale. Mi ispirano moltissimo, le lezioni sono un interscambio di input tra me e loro.

Quali sono gli autori che hanno influenzato le tue canzoni?

Veramente tanti. Di sicuro i naturalisti francesi, russi, e ,per quanto riguarda quelli italiani, sono un amante di Verga. Mi tengo pure aggiornato sulla letteratura contemporanea di attualità. La mia ultima lettura è stato “Écue-Yamba-Ó” di Alejo Carpentier, scrittore cubano, che parla della Cuba di inizio Novecento e penso mi ispirerà per i prossimi lavori.

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Per quale motivo ti piacciono i naturalisti?

Rispecchiano il mio stile in qualche modo. Primo, perché amo tantissimo le descrizioni paesaggistiche, che abbondano sulle loro pagine. Secondo, perché riproducono la realtà nelle loro sfaccettature così com’è senza lasciare spazio a finali piacevoli e questo caratterizza anche la mia scrittura.

Ci sono rapper esteri, del passato o del presente, che hanno fatto un’operazione simile alla tua?

In modo così sistematico, non mi risulta. Lo storytelling non l’ho inventato io ma altri che abbiano un orientamento narrativo al rap non ne conosco.

Hai mai pensato di raccogliere i tuoi racconti musicali in un libro vero?

Ultimamente mi hanno fatto molte proposte editoriali, pure da parte di importanti case editrici, però io in questo momento non ho tempo da dedicargli, essendo impegnato in due attività.

Le copertine dei tuoi album assomigliano a quelle dei classici Mondadori. Speri di diventare un grande classico della letteratura rap?

No, sicuramente non un grande classico, però l’approccio letterario è segnalato dalle copertine. Gli ascoltatori sanno che quando prendono un mio disco hanno a che fare con un qualcosa che assomiglia molto a un libro, una raccolta di racconti più che un romanzo. Oggi esce il mio nuovo mixtape che riprende la copertina dei narratori Feltrinelli, ho cambiato casa editrice.

Stai preparando il nuovo album?

Sì, spero esca nell’autunno 2018. Sarà un concept album ma è ancora in fase embrionale, non posso anticipare nulla.

Donatella Rosetti

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