M¥SS KETA è pronta a trascinare Fermo nel suo abisso irrazionale electro-lounge

CAMPIGLIONE DI FERMO (FM) – Venerdì 8 dicembre M¥SS KETA fa il suo ingresso trionfale all’Heartz Club (Campiglione, Contrada 20) alle 23. “La Gran Contessa, arciduchessa, sacerdotessa, compromessa, controversa, la prima donna a dire la messa“, come dice nel suo singolo 2017 Xananas, reciterà i suoi sermoni di droga, sesso e vita da club proprio nel giorno dell’Immacolata. M¥SS KETA prima che rapper e popstar, è innanzitutto la diva definitiva. Non si toglie mai occhiali da sole e la mascherina da chirurgo fashion, come una sukeban (teppista) giapponese. La sua vera identità è un mistero, “nata sulle passerelle ma morta in un parcheggio”, recita la sua presentazione, si mostra alle interviste mascherata e la sua figura è un incrocio tra un personaggio di Kill Bill di Tarantino e Sin City di Frank Miller. La sua musica è un mix tra elettronica, rap, dancehall, lounge e suoni di applicazioni internet. Salita alla ribalta sul web con il tormentone “Milano sushi & coca” (2013), l’Angelo dall’occhiale da sera, titolo del suo mixtape, ha conquistato la scena notturna milanese (e non) con la sua crew Motel Forlanini e Le Ragazze di Porta Venezia (Cha-Cha, Miuccia Panda, Dolly Donatella, Colette, La Iban, La Prada), il suo gruppo di supporto al quale ha dedicato la canzone omonima. All’Heartz presenta il suo EP  “Carpaccio Ghiacciato” (2017), in cui insegna come godersi la vita con i mezzi giusti. Le cinque canzoni sono prodotte da Motel Forlanini con La Tempesta, e contengono collaborazioni con Riva, Unusual Magic, Carlo Luciano Porrini (Leute) e Populous, che ha prodotto il singolo di lancio “XANANAS“.

Il Keta nel tuo nome viene da ketamina?

Assolutamente sì.

Nel senso di anestetico?

Mi piace questa spiegazione, sì, ci può stare.

Elenca i punti salienti della tua avventura come diva.

Inizio come modella durante la sfilata Rive Gauche di Yves Saint Laurent. Divento Miss Italia verso gli anni Novanta. Vinco il Festivalbar nel 1995, poi nel 2002 divento amministratrice delegata della Rovagnati.

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Come sei approdata all’elettronica?

Sono stata sempre un’assidua frequentatrice del mondo dei club e delle sonorità elettroniche. Soprattutto sono stata sempre affascinata dall’universo dei vocalist. Questo ha fatto sì che naturalmente mi trovassi con la mia crew Motel Forlanini a mettere giù canzoni in maniera spontanea.

La crew è composta da molte persone?

Sì, cura tutti gli aspetti del progetto MYSS KETA, della quale fanno parte anche Le Ragazze di Porta Venezia, dalla parte musicale alla grafica, dallo styling ai video.

Perché hai deciso di mascherarti?

Penso che la maschera non sveli ma riveli. Dietro ad una maschera ci si sente liberi di dire la verità. Non sono la prima ad osservarlo ed è un concetto col quale mi trovo pienamente d’accordo.

Il tuo quartiere di Milano preferito?

Sicuramente Porta Venezia, credo che questo sia ormai di pubblico dominio. Mi sono anche affezionata all’hinterland milanese perché si sa che se Milano è un angelo, l’hinterland sono le sue ali.

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Quali sono le tue ispirazioni nel rap?

Io ho sempre ascoltato tantissima e variegata musica. Ultimamente le cose che mi colpiscono dell’area rap sono quelle che accolgono più influenze esterne. Amo mixare generi: elettronica e disco, rap e metal. Non mi piace definirmi come un genere o un sottogenere. Il progetto MYSS Keta è contaminato da musica elettronica e vocalist. Una grandissima ispirazione è Peaches, compositrice e cantante canadese electro-clash, Miss Kittin, dj e cantante francese, M.I.A., rapper britannica, Raffaella Carrà ed Heather Parisi, e in generale le varie vocalist del mondo della notte. Una voce formativa è stata quella di DUMBBLONDE (https://youtu.be/POXCI-V4OKw).

Se potessi definire la tua musica in poche parole e in modo creativo, come la definiresti?

Un viaggio all’interno dell’abisso della mente umana. L’abisso fa paura ma è bello.

Cosa intendi per abisso?

La parte irrazionale-istintiva di un essere umano.

Un viaggio compiuto tramite le droghe che citi nei tuoi pezzi?

Parlo di droghe pesanti ma spesso lo faccio in senso metaforico, servono per esprimere un qualcosa di più profondo. Se cito ad esempio degli psicofarmaci è per andare oltre il loro simbolo e raccontare un disagio. Nelle mie canzoni ci sono diversi livelli di lettura. Si possono leggere sia in modo superficiale che riflessivo. Quando viene colto un riferimento nascosto, mi fa sempre piacere perché l’ascoltatore ha compreso più a fondo ciò che dico veramente.

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Dato che sei sempre cool e sul pezzo, segui la moda o hai qualche stilista preferito?

È la moda che segue me.

Sei mai stata dalle nostre parti?

Nelle Marche sono stata a Pesaro questa estate ma nella zona sotto Ancona mai. Vedremo cosa mi riserverà Fermo.

Che tipo di concerto dobbiamo aspettarci venerdì sera?

Io live sono scatenatissima. Vivo molto intensamente i miei concerti, non mi pongo né freni né limiti e spero che il mio pubblico sia altrettanto carico.

Donatella Rosetti

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