Brand Festival 2017, l’ideatore Graziano Giacani rivela com’è stato organizzarlo e l’importanza di avere un’identità

di Donatella Rosetti

 

Il Brand Festival è un’iniziativa marchigiana nuova e ambiziosa, unica nel suo genere in Italia, che partirà domenica 26 marzo, a Jesi per una durata di sette giorni (2 aprile). Si discuterà di branding, rebranding, visual merchandising, marketing, reputazione sui social, indentità territoriale e tanto altro ancora. Saranno centinaia le persone coinvolte nei diversi appuntamenti fra imprenditori, esperti di marketing e comunicatori.

L’ideatore Graziano Giacani, identity designer (progetta identità di marca), è entusiasta e pieno di energia per l’inaugurazione dell’evento che si terrà alle 17 nello Studio per le Arti della Stampa. Incontri, eventi, convegni, laboratori e workshop saranno in sette location del centro storico: il Mercato delle Erbe, il Teatro Pergolesi, Palazzo Santoni, il Palazzo Comunale, Palazzo Pianetti, Palazzo della Signoria, Studio per le Arti della Stampa. Il programma completo del festival lo trovate sul sito: http://www.brandfestival.it/programma-brand-festival-2017-jesi/

Chi è nel tuo team di organizzatori.

Il comitato direttivo è formato da me, Cristian Brunori e Riccardo Silvi. Nel social media team ci sono parecchi ragazzi responsabili di varie aree, come Gabriele Zannotti, che si occupa del settore dello stile e del design, Ilaria Basili, della comunicazione per commercianti e B&B, e così via.

Che cosa fai nella vita?

Ho un’agenzia di comunicazione con i miei soci Cristian Brunori e Riccardo Silvi, specializzata nel branding che avvierò il 24 aprile. Per non aprire un’agenzia come tante, abbiamo deciso di proporre ad un territorio intero di parlare di brand per studiare e sperimentare. Ci tengo a sottolineare però che l’agenzia non è correlata al festival, sono due cose distinte.

Perché hai progettato un festival del brand?

Qualsiasi tipo di lavoro che svolgiamo nelle agenzie di comunicazione inizia con la consapevolezza dell’identità del brand con cui abbiamo a che fare. Il Brand Festival è un’associazione culturale che vorrebbe a lungo andare creare un polo di riferimento nel Centro Italia. Lo scopo è fare networking tra professionisti.

Inoltre, da un’analisi effettuata sul territorio della Vallesina, è risultato che è una zona artigiana. Per esempio, le griffe più importanti di moda producono tramite i terzisti il loro abbigliamento non solo qui, ma nell’intero territorio marchigiano. La difficoltà della nostra regione è che non si sa vendere. Quindi, il festival vuole far comprendere quanto sia importante comunicare la propria identità a qualsiasi livello.

In che maniera lo farete capire?

Parleremo di come valorizzare le persone, le aziende e il territorio. È per questo che nel programma ci sono tanti interventi in verticale: workshop per responsabili dei musei, che insegnano come l’arte debba comunicare ora alla cittadinanza, corsi per studenti e scuole dedicati alla reputazione online, corsi vinicoli, turistici, sociali, di moda, industriali ecc. L’identità è ovunque, in ogni settore.

Come funziona il mondo della comunicazione nel nostro Paese?

Il punto nevralgico è Milano, massima espressione della comunicazione, poi Roma e la provincia in generale, che è tutta uguale da Caserta a Belluno. Io lavoro da molto tempo nelle Marche e secondo me ci sono delle realtà e dei professionisti veramente capaci. Il Brand Festival è un modo per accendere i riflettori su di loro per far vedere quanto sono bravi e per migliorare e confrontarsi con gli altri. L’obiettivo è formare un polo della comunicazione alternativo a Milano.

Per quale motivo Jesi è la città giusta per formarne uno?

Questo è un primo passo per cercare di far diventare questa città il polo prescelto. I guru che saranno nostri ospiti in questi giorni vengono per stringere contatti con i nostri professionisti, è l’occasione per cominciare un’evoluzione. I presupposti ci sono ma dobbiamo impegnarci tutti insieme.

Qual è l’evento più rilevante della settimana?

Quello del 2 aprile al Teatro Pergolesi. Ci saranno gli interventi di Elio Carmi e Alessandro Ubertis, Marco Montemagno, Alex Orlowski, Riccardo Scandellari, la redazione del sito Chiamarsi Bomber, il team marketing della Tim, Wikipedia, il Touring Club e tanti altri.

Che difficoltà comporta mettere insieme un festival di tale portata?

Si perde il sonno e si vive solo per questo, il corpo ne risente. L’elemento positivo è che ci crediamo con tutto il cuore e il feedback dal territorio è estremamente buono, tutti sono interessati perché vedono nell’iniziativa delle opportunità di crescita.

Hai consigli per aiutare chi ne vuole organizzare uno?

Primo, bisogna avere una chiara percezione di cosa in quel momento il mercato vuole. Accorgersi se manca qualcosa, se c’è un buco. Secondo, è fondamentale trovare persone operose che ci credono e non vogliono stare al centro dell’attenzione.

 

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